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All’interno di questa sezione troverai le informazioni necessarie e specifiche riguardanti le elezioni regionali che nel seguente anno 2019 si terranno in: Piemonte, Calabria ed Emilia Romagna.

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IL PORTALE DEI CANDIDATI

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Introduzione

Le elezioni delle nostre Regioni costituiscono un appuntamento che ha conquistato negli anni sempre maggiore rilevanza. L’aumentato peso istituzionale delle Regioni nell’assetto del nostro Paese ha avuto conferma sia direttamente, con le modifiche della Costituzione avvenute nel 1999 e nel 2001, che indirettamente, con il depotenziamento ed il “declassamento” delle Province avvenuto con la cosiddetta “Legge Delrio”.

Questa maggiore rilevanza è oggi confermata dalle nuove istanze autonomiste, derivanti a seguito dei referendum consultivi (Lombardia e Veneto) o da iniziative istituzionali parallele (Emilia-Romagna).

Queste modifiche hanno comportato che le Regioni guadagnassero via via potere contrattuale anche nei confronti dello Stato, con il quale spesso il rapporto è finito per essere anche di confronto/conflitto (in particolare sul tema delle competenze legislative).

In questo quadro le elezioni regionali hanno assunto pertanto una rilevanza particolare, legata non solo al loro essere un barometro politico importante del clima nazionale, ma anche al loro garantire importanti ricadute sugli equillibri dei territori coinvolti. Non è peregrino affermare che le politiche regionali finiscono per influenzare in modo quasi determinante le capacità di investimento degli enti locali, grazie alla presenza di fondi (anche europei) veicolati sulla base di progetti.

All’interno di questa cornice generale, il quadro elettorale proprio del livello regionale si dimostra assai frammentato e confuso, sia per il diversificarsi dei momenti elettorali che per quello dei meccanismi di elezione.

Nel solo 2019, infatti, sono andate o andranno ad elezioni regionali Abruzzo, Sardegna, Basilicata, Piemonte, Calabria ed Emilia-Romagna.

Questo vademecum vuole quindi essere un’introduzione specifica quanto minima alla candidatura e ad alcuni elementi caratterizzanti il caso specifico del Piemonte, unica Regione che – salvo eventuali modifiche alla scenario dato – pare andrà al voto assieme alle Europee ed alle Amministrative (primo turno) nella data di domenica 26 maggio.

Il Piemonte, rispetto ad altre Regioni, possiede anche la peculiarità di non avere mai adottato una propria legge elettorale regionale, essendo rimaste al palo tutte le proposte presentate al Consiglio regionale.

Il legislatore nazionale, infatti, aveva con la legge 23 febbraio 1995, n. 43 (il cosiddetto “tatarellum”) individuato un sistema elettorale pensato per le Regioni a statuto ordinario (poi adottato anche da tre di quelle a statuto speciale), facendo in modo di ammodenare le modalità di elezione degli organi regionali. Le già citate modifiche costituzionali del 1999 e 2001 avevano poi modificato ulteriormente il quadro, prevedendo come opzione di default un modello presidenziale e consentendo alle Regioni di deliberare proprie leggi elettorali.

Il Piemonte non ha invece, come preannunciato, una propria normativa specifica in materia, e pertanto il riferimento va fatto alla legge 17 febbraio 1968, n. 108 (per le parti ancora in vigore) e alla già citata legge n. 43/1995, integrate dalla legge regionale 29 luglio 2009, n. 21, relativa alla sola presentazione delle candidature.

Ed è proprio sulle modalità con cui si debbono presentare le candidature che intendiamo soffermarci, rinviando come d’obbligo alle istruzioni regionali/ministeriali per le indicazioni di dettaglio.